Qualche tempo fa avevo scritto un articolo (“La marca dei retailer sta diventando Super Marca”) che di fatto anticipava quanto i dati ora confermano. Nei giorni scorsi a Bologna alla rassegna “Marca” dedicata ai prodotti a marchio d'insegna giunta alla ottava edizione,è stato presentato il rapporto annuale sull'evoluzione della marca del distributore. Lo studio realizzato da Adem Lab (Università di Parma), disegna il quadro aggiornato dell’evoluzione delle private label in Italia.Nel nostro Paese la quota dei prodotti a marchio d’insegna ha raggiunto infatti il 17,2% (pari a 9 miliardi di euro) nel largo consumo confezionato, aumentando nell’ultimo anno di oltre sette punti percentuali a valore e di quasi il 4% a volume. Un risultato tanto più incoraggiante se confrontato con la non brillante performance messa a segno dalle marche industriali: rispettivamente +1,5 e +0,4%.

E’ vero anche che in questo processo di equiparazione agli standard europei la crisi dei consumi ha indubbiamente il suo peso. In ogni caso il fenomeno va letto esaminando il trend in corso ormai da alcuni anni.

Tra le tipologie di marca commerciale a prevalere è, ovviamente, sempre quella della propria insegna. Nel canale iper + super incide mediamente per l’82,7% a valore nel largo consumo confezionato privilegiando la gamma premium rispetto alle referenze di prodotti generici, che produce, lo dicono gli scontrini di cassa, un fatturato migliore. Relatori. un certo numero di buyer e manager della Gdo, seppure a mezza, voce hanno espresso un giudizio più che lusinghiero sullo sviluppo e le potenzialità di questo comporto tanto da indicarlo come motore di crescita della distribuzione organizzata. Esistono tuttavia alcune valutazioni da considerare che Guido Cristini ha sottolineato riguardo, ad esempio alla necessità di una maggiore segmentazione in funzione degli stili di vita e capacità di spesa del consumatore. “Occorrerà dare rilievo allaqualità certificata, fattore chiave che unitamente alla sostenibilità ambientale e il rispetto dell'etica del lavoro portano e porteranno il consumatore a scegliere la Pl rispetto alla marca. Inoltre, una maggiore segmentazione dell'offerta di prodotti a marchio - ha concluso il relatore - potrà dare ulteriori opzioni di business, tanto ai retailer quanto ai copacker”.
